Caorle, (VE).
L’occasione è una rimpatriata con 4 amici delle scuole superiori che non vedi da 20 anni.
Che si fa? Ma certo, una cena ai Casoni. Così si chiamano i locali tipici della cittadina sul litorale Veneziano stretta tra Bibione e Jesolo.
Il menù è assolutamente quello classico della tradizione caorlotta con pesci delle valli, della laguna e del mare, pesci che la tradizione vuole ancora sulle tavole degli indigeni locali.
Sicuramente spicca la forte influenza della prestigiosa Repubblica Veneziana: immemorabili zuppe e fritture, e non mancano le prelibatezze alla brace.
Qui, in questa zona del Veneto per accompagnare il tutto c’è la polenta bianca calda, (sia arrostita che appena scodellata) e il vino ROSSO a imitazione dei pescatori che, in barba alla regola canonica pesce-vino bianco, preferiscono la corposità di un rosso delle venezie.
Tra i piatti, un posto di riguardo spetta al broeto: gusto forte. La signora Maria ci spiega (in veneto ovviamente) che il segreto è il pesce povero (quello che una volta rimaneva invenduto e che i pescatori tenevano per se) fatto cuocere in un soffritto con aglio e olio, salsa di pomodoro, aceto e pepe.
Questo era il piatto che spesso mangiavano quando erano in trasferta nei casoni.
E’ con questo piatto che si capisce (e giustifica) l’accoppiata rosso – pesce: molto piacevole la sensazione di pulizia della bocca dopo un sorso di vino rosso che ben contrasta il sapore forte del broetto.
Il top però lo si raggiunge quando in tavola arriva il “bisàto in spèo”, altra vecchia ricetta del casone di valle (anguilla allo spiedo).
E qui, il rosso nei bicchieri va a nozze col sapore grasso dell’anguilla.
Che dire? Tante volte mi era capitato di leggere del rosso abbinato al pesce, ma era la prima volta che lo sperimentavo. Sicuramente un esperienza da provare (e ripetere).
N.B.: da non tralasciare la piacevole compagnia a tavola…
